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Siete pronti? Siete caldi? Ànch’io

Nel 1987 Madonna tenne il suo primo concerto in Italia, in quello che si chiamava ancora Stadio Comunale di Torino. Iniziando il concerto rivolse alla folla plaudente due domande dirette: “Siete pronti? Siete caldi?” E al pubblico che rispondeva entusiasticamente “Sì!” replicò con una formula che si può dire senza tema di smentite sia passata alla storia, “Ànch’io!” con l’accento sulla “a”.

Quattro anni dopo, nel 1991, io ho cominciato a lavorare come promotore finanziario. E da allora questo è un “mantra” che mi sono ripetuto spesso. Bisogna essere pronti. Bisogna essere caldi.

Vent’anni fa potevamo proporre ai clienti una decina di fondi comuni di investimento e altrettante gestioni patrimoniali oltre che una negoziazione titoli molto artigianale. Sembrava già tanto. Oggi io dispongo di 1.800 fondi comuni e centinaia di gestioni patrimoniali e per i clienti che vogliono negoziare sui titoli una tecnologia all’avanguardia. Ma siamo pronti per gestire questa complessità? Una riflessione molto interessante di chi si occupa a livello scientifico della relazione tra economia ed emozione, come Matteo Motterlini, è che, oltre una certa soglia, l’eccesso di offerta, le troppe possibilità, finiscono per paralizzare la volontà. Davanti a troppe scelte, la persona si blocca.

E quindi: siamo capaci di andare a cercare liberamente in tutti i mercati del mondo per individuare, comprare e vendere i migliori fondi in circolazione? In sostanza: siamo pronti? Siamo caldi?

La quota di risparmio delle famiglie italiane che scende vertiginosamente, i titoli di stato che offrono ancora dei buoni rendimenti e un andamento dei mercati incerto mi fa pensare che nei prossimi 24 mesi il patrimonio che gli italiani affideranno al risparmio gestito non crescerà di molto. Il che vuol dire che la torta da spartire sarà più o meno la stessa, ma la competitività aumenterà di moltissimo.

Anche per questo bisogna essere pronti, essere caldi.

D’altra parte le banche, la burocrazia, i controlli e controllori, la tassazione degli switch non ci rendono la situazione più facile. Però, si spera che qualcosa il governo tecnico dovrà pur riuscire a fare nel campo della semplificazione. La catena dell’industria del risparmio gestito nei prossimi anni, dal produttore al consumatore passando dal distributore, sarà completamente stravolta. Una questione semplice che bisognerebbe approfondire, sono le masse di risparmio delle famiglie italiane investite su fondi lussemburghesi, irlandesi, inglesi, francesi, scozzesi e ora anche maltesi, che dal 2003 al 2011 sono passate dal 119 mld a 255 mld. In questo modo lo stato ha perso tutti i benefici fiscali che sono andati negli altri paesi, che non dicono nemmeno grazie. La maggior parte di questi fondi esteri sono appartenenti a gruppi bancari italiani e se il governo creasse le condizioni fiscali uguali a quelle che gli altri paesi dell’Europa riservano ai nostri gruppi bancari, avremmo due effetti immediati: le nostre banche farebbero Sicav in Italia a beneficio di nuovo gettito fiscale e nuova occupazione.

In ogni caso, la situazione cova cambiamenti epocali. I clienti vorranno sempre di più tre cose: assistenza per pagare meno tasse su titoli e fondi; rendimenti stabili (e questo significa che sopravviveranno e prospereranno solo i migliori gestori), e la ragionevole certezza che i rischi che si corrono siano ripagati. E bisognerà essere in grado di offrirle. Voi siete pronti? Siete caldi? Ànch’io!

(Per rivedere il video di Madonna basta collegarsi al sito www.nicolascambia.net)

Dulcis in fondo

Mentre il resto del mondo annaspa nella crisi finanziaria c’è un gruppo di paesi, molti senza debito pubblico, per i quali i giovani non sono un problema ma un opportunità e stanno andando decisamente in controtendenza. Penso al Sudafrica, agli Emirati Arabi, all’Egitto, al Qatar, al Kazakhstan, alla Nigeria, ma anche alla Malesia e al Vietnam. Sono paesi a caccia di capitali con un mercato borsistico piccolo. Io non direi di andarci a investire direttamente con ETF o comprando titoli, ma non li trascurerei affatto. Il fondo rimane il mezzo migliore e più economico; bisogna soltanto tenere monitorato l’investimento per ottimizzare eventuali eventi inaspettati. Tra i fondi interessanti in questo settore ne cito qualcuno: Templeton Frontier Market, HSBC Frontier Market, Baring Asean Frontier Fund, Silk Frontier Market.

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Pubblicato da su maggio 14, 2012 in Attualità

 

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La storia si ripete?

Nel 2008 ho pubblicato un libro dal titolo Guadagnare in fondi oggi. Qualche giorno fa un lettore mi scrive per dirmi di averlo letto, trovandolo così attuale da pensare che sia uscito in queste settimane.

Questo conferma che la storia si ripete, anche nel campo dei mercati finanziari. Ogni mercato balla alternando una serie di passi in avanti e indietro. Il ballo si può imparare, perché ha una sua regolarità, e saper ballare è fondamentale perché se si cade ci si può far male. Proprio per questo invito il lettore a scaricarsi gratuitamente il libro di cui sopra andando sul mio sito www.nicolascambia.net.

La danza ripetitiva dei mercati finanziari non rispecchia però quella dell’economia “vera” che cambia e si rinnova. Tanto per fare un esempio, la General Electric, che fino a qualche anno fa era l’azienda più capitalizzata al mondo, oggi non esiste più o quasi. Il suo posto è stato preso dalla Apple, che fino a trent’anni fa non esisteva nemmeno.

Dieci anni fa, in Italia, le masse di denaro italiano gestito da case di investimento straniere erano minime percentuali. Oggi, invece le case di investimento straniere gestiscono grandi masse di denaro appartenente a investitori  italiani.  La cosa interessante è che accanto alle firme americane e inglesi, ce ne sono tante francesi;  questo perché le leggi dei cugini transalpini permettono di costituire una casa di investimento senza quei costi di controllo che in Italia possono permettersi solo i grandi gruppi.

L’avvento in Italia di tante case di investimento straniere ha dato indubbiamente un’iniezione di competitività sul mercato, accrescendo a dismisura l’offerta di fondi – sebbene, poi, i più venduti siano un centinaio. A farne le spese sono state le SGR italiane e, probabilmente, nei prossimi anni ci sarà una parcellizzazione del mercato: tanti ottimi gestori si faranno la loro società che cercherà di diventare una boutique di investimento.

Il dato allarmante è che queste nuove società si costituiranno nel Regno Unito oppure in Lussemburgo, Francia e persino Malta, ma non Italia. Perché? Perché in Italia costa troppo, e ci sono troppi controlli. Eppure, nonostante tutti questi controlli e controllori, ogni tanto qualche scandalo scoppia lo stesso.

Tutto questo, il governo Monti lo sa bene, ma la domanda è: riuscirà almeno questo “governo tecnico” a riformare l’industria del risparmio gestito, offrendo la possibilità a molti bravi gestori di farsi la propria società di gestione in Italia? Questo farebbe gestire i soldi degli italiani in Italia, con grande beneficio per il fisco italiano e di conseguenza per tutto il paese.

Di tutto questo, e molto altro ancora, parleremo il prossimo 20 aprile alle ore 13,00 presso il Salone del Risparmio, in una conferenza dal titolo: “Le invasioni barbariche: lo sbarco in massa di società di straniere in Italia: rischi e opportunità”. I relatori, oltre a me, saranno Ersilia Molnar, Marketing Director della Società di Investimento Muzinich & Co. Ltd e Stefano Cascella, Gestore di Fideuram SGR.

DULCIS IN FONDO

BlackRock Gold Fund 

Il World Gold Fund si propone di massimizzare il rendimento totale, investendo a livello mondiale almeno il 70% del patrimonio complessivo in azioni di società operanti prevalentemente nel settore delle miniere d’oro.  Il Comparto può inoltre investire in azioni di società che svolgano la loro attività principale nei settori dei metalli preziosi, dei metalli e minerali di base e minerario. Il Comparto non detiene materialmente oro o altri metalli. E’ sicuramente un buon fondo da inserire nel proprio portafoglio in questa fase di incertezza.

 
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Pubblicato da su aprile 16, 2012 in Attualità

 

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