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Newsletter JACKFLY N.1

NL n.1

 

 

Newsletter JACKFLY N.1

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Pubblicato da su febbraio 9, 2015 in Uncategorized

 

La balia asciutta

Un collega promotore mi racconta una storia divertente, che vi trasmetto così come me l’ha detta.                 “Anche se sono abbastanza cresciutello e lavoro a ottimi livelli, la mia banca ha deciso che potevo aver bisogno di una balia asciutta”. “Di un manager, vorrai dire”. “No, no. Anch’io pensavo a un manager, ma in realtà, quello che mi hanno fatto conoscere è proprio una balia asciutta. Ti spiego. “La prima cosa che ha fatto è togliermi dal mio ufficio e mettermi in un open-space, ‘con i migliori promotori finanziari dell’area’. Insomma è come passare dalla mamma all’asilo nido. Prima me ne stavo tranquillo, ora sono in mezzo al casino più totale. “Poi ha deciso che dovevamo fare qualche trattativa insieme. Sai, lavoro da vent’anni, ma posso ancora imparare qualcosa da un pivello. E poi, fa parte dei compiti della balia insegnarti a fare i conticini, gestire le obiezioni, stringere la mano,  e a dire ‘buongiorno signora’ con educazione. “Quindi, mi ha iscritto a tutti i corsi di vendita al mondo, che ora mi tocca lavorare solo sulle piazze asiatiche perché di giorno sono sempre impegnato. Però, se devo passare l’anno prossimo in prima elementare, dovrò pure prepararmi a dovere, no? “Ah, l’ultima cosa. Mi ha detto che dovrei dimagrire perché non mi presento bene. “Be’, prima che decida anche che mia moglie non gli va a genio e che dovrei smetterla di guardare il calcio per darmi al cricket, sarà meglio che parli alla direzione.” Accidenti, collega. Te n’è capitato uno tosto, tipo signorina Rottenmeier. Vabbè che prima la filosofia delle banche era “Lavora sennò ti frusto”, ma dallo schiavismo alla nursery, possibile che non ci sia una via di mezzo?

 

 
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Pubblicato da su febbraio 21, 2013 in Uncategorized

 

Il valore dei promotori “mercenari”

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PROMOTORI MERCENARI – Ci sono promotori finanziari che ogni tre anni cambiano casacca per ottenere, dalla nuova banca, un bonus del 3% sul proprio portafoglio clienti. Questo permette loro anche di riequilibrare i guadagni complessivi. Le banche, pur di reclutare, pagano questo 3%, (questo significa andare in pari in 36 mesi), anche se sanno benissimo che  “chi di bonus ferisce di bonus perisce” e quindi lo stesso promotore che è arrivato da loro con le sue belle masse, dopo tre anni può salutare e andarsene allegramente, proprio per questo le reti di vendita vincolano i promotori per almeno tre anni. Alla fine, però, si tratta di un gioco a somma zero: le stesse reti di vendita si scambiano gli stessi promotori finanziari, tutte con un 3% in meno sul bilancio per i bonus e con lo stesso numero di promotori in rete, ma con gli ultimi più felici degli altri. Le reti di vendita non guadagnano sui mercenari, ma l’articoletto con i nuovi reclutamenti che non gli renderanno nulla se lo guadagnano.

CLIENTI MOLTO FIDELIZZATI – Ora, a qualcuno potrà anche venir voglia di fare un po’ di paternale moralistica a questi promotori mercenari. Ma in realtà, bisognerebbe fare molta attenzione. Perche? Semplice: i promotori mercenari sono quelli che dimostrano di avere clienti molto fidelizzati, e quindi che sanno lavorare meglio con loro.  Sono, dunque, quelli che continuano a tener vivo il rapporto sano con i clienti, in un momento in cui tutto il settore non sembra far altro che mettersi sempre più nei pasticci. Sono quelli che si “sbattono” per ricercare per i propri clienti prodotti, soluzioni e consulenza veramente efficace e che non passano le loro giornate in porto, tanto, in fondo, chi li sposta? Come dire, spesso sono dei veri e propri “N.1” nel loro settore. E se riescono a guadagnare di più, se lo sono guadagnato tutto.

 
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Pubblicato da su febbraio 15, 2013 in Uncategorized

 

Il ritorno del vecchio

Sono molto sorpreso che il professor Monti continui a “garantire” ai mercati che non continuerà il suo mandato dopo le elezioni legislative della primavera prossima. È come se annunciasse al nemico il giorno in cui l’Italia abbasserà la guardia.

Sbagliato, professor Monti!

Cosa succederà dopo le elezioni lo vedremo a tempo debito, ma ai cecchini non diamo nessuna informazione per organizzarsi, altrimenti alle migliaia di operatori già pronti a scommettere sul ribasso del mercato italiano indichiamo già il momento migliore per colpire.

Negli ultimi vent’anni i vecchi politici e i loro governi non si sono dimostrati all’altezza della situazione, e i giovani che sono cresciuti alla loro corte non sembrano veramente migliori. Lo testimonia la gran quantità di scandali che in questo periodo li coinvolgono. Quindi direi che né gli uni né gli altri sono particolarmente affidabili. Come non lo sono certi ultimi arrivati che cavalcano strumentalmente l’onda del malcontento e della protesta.

Per cui, penso che sarebbe opportuno che per qualche tempo il nostro Paese continuasse a essere guidato dai tecnici, magari anche più coraggiosi e “cattivi” di quelli che abbiamo tuttora. Del resto, perché mai dovrebbero tornare in sella proprio quelli che hanno cercato di disarcionare l’Italia? Sarebbe come assumere un pilota di Formula Uno che non ha mai vinto nulla e ha sfasciato le macchine che ha guidato, oppure come affidare la propria vita a un chirurgo noto per essere un ammazzapazienti. O, per rimanere in ambito finanziario, chiamare a gestire un fondo un gestore che negli anni passati ha fatto solo disastri.

I politici potranno tornare a governare dopo che avranno dimostrato che effettivamente qualcosa sta cambiando. Dopo che si saranno tolti i privilegi e avranno drasticamente ridotto le spese, stipendi e numero di parlamentari. Ma certo sarà difficile che questo accada in tempi brevi. Fino ad allora è meglio andare avanti altri quattro anni con un governo tecnico. E non credo che si tratterebbe di una “sospensione” della democrazia. Anzi: a giudicare dal gradimento che ha avuto il professor Monti e dal disgusto che provocano i politici, si potrebbe dire che un nuovo governo di tecnici è proprio quello che il popolo italiano vuole.

Nell’ipotesi (ahimè assai probabile) che torni a comandare il vecchio regime dei partiti, non lamentiamoci perché la borsa riprenderà a scendere, o perché gli operatori più attenti a questa eventualità si arricchiranno alle nostre spalle.

Io poi, ve lo anticipo chiaro e tondo: quando tornerà il vecchio sistema politico, ai miei clienti consiglierò di vendere Italia e per guadagnare di scommettere sul suo ribasso. Solo che, e anche su questo vi offro una previsione piuttosto facile, non sarò il solo a farlo, perché lo faranno anche i grandi investitori.

Dopodiché, potremo ben chiederci, con qualche apprensione, che cosa ci aspetta.

DULCIS IN FUNDO…

Almeno per qualche mese sono convinto che investire sul mercato azionario italiano sia la scelta più interessante e per questo vi segnalo un fondo direzionale che investe sul mercato azionario italiano il fondo si chiama Fidelity Italy e investe principalmente in titoli azionari italiani. Il gestore non si attiene a uno stile prefissato, ma preferisce titoli a piccola e media capitalizzazione. In portafoglio ci sono tra i 30 e i 50 titoli quindi molto concentrato. Il fondo gestisce 230 milioni. Ecco i titoli più importati all’interno del fondo:  Eni  pesa il 6,6%, Intesa San Paolo il 6,4%, Prysmian il 6%, Parmalat il 5%, Snam il 4,9%, Mediobanca Spa il 4,6%, Autorgill il 4,4%, Saipem il 3,8&, Enel il 3,7%, Exor il 3,2%.  In alternativa al fondo si potrebbero avere in portafoglio Mediolanum, Intesa, Unicredito, Generali e Fiat tutti con uguale peso.

 
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Pubblicato da su novembre 20, 2012 in Uncategorized

 

La fine del mondo (e perché non ci sarà)

Fine-del-mondo-Nostradamus-Maya-e-altro

Nel ’29 il presidente americano Hoover pensava che grande crisi dei mercati si sarebbe risolta senza un’azione del governo. Sbagliava. Infatti ci volle il New Deal di Roosevelt e l’intervento massiccio dello Stato per risolvere la questione.

Immaginiamo di avere anche oggi uno Hoover a capo del governo mondiale e lasciamo fallire la Grecia senza far nulla.

Quel che accadrà immediatamente è che i tassi di interesse sui titoli di stato europei schizzeranno alle stelle insieme allo spread. Questo significherà che, di fatto, non si potrà più finanziare il debito, perché solo l’aumento dei tassi lo farà aumentare vertiginosamente.

A questo punto, l’euro crolla e il dollaro si rivaluta, raggiungendo il valore scambio dello 0,8% o peggio.

Ovviamente, questo significa che, a uno a uno e in tempi brevi, tutti i paesi europei a cominciare da quelli periferici vanno in default perché non riescono a pagare tassi di interesse a due cifre sul debito pubblico, ma anche l’economia americana va a pezzi perché un dollaro così alto le impedisce del tutto di esportare i suoi prodotti. Fine del mondo, versione 1.0.

Ma niente paura. Come scrivevo nell’articolo della volta scorsa, sicuramente l’Europa ha un “Piano B”, nel caso la Grecia fallisca.

Una soluzione potrebbe essere che la BCE finanzi illimitatamente, a tempo indeterminato i paesi virtuosi. Ma la crisi europea sta distraendo il mondo da qualcosa di davvero preoccupante che si sta verificando proprio in quello che, almeno per qualche anno ancora, è il paese più importante al mondo.

Per ridurre il debito in Europa si propongono interventi strutturali che mirano a ridurre lo stato sociale e, più in generale, la spesa pubblica ispirandosi un po’ al vecchio modello americano, quello del liberismo assoluto. Ma ecco che, in controtendenza, Obama sta copiando l’Europa, e aumentare i servizi, l’assistenza sanitaria ecc. Ma questo significa aumentare la spesa pubblica e quindi il debito pubblico. Basti pensare che negli ultimi tre anni, nonostante una crescita molto ridotta, gli USA hanno raddoppiato il loro debito pubblico che, nei prossimi anni, aumenterà ancora.

Questo debito americano è stato finanziato a tassi dell’1,5%  proprio perché gli operatori oggi preferiscono titoli americani più che quelli europei. Ma cosa accadrà se gli Stati Uniti continueranno, con Obama, a veleggiare proprio verso il modello europeo di welfare che noi stiamo rigettando? Cosa faranno i detentori di titoli di stato americano quando qui in Europa avremo risolto i nostri problemi, ma laggiù ci saranno dentro fino al collo? Come si comporteranno le istituzioni americane per risolvere il problema di un debito enorme in costante aumento? Quando avremo risolto i problemi in Europa, (è solo questione di tempo, forse qualche anno) i problemi arriveranno degli Stati Uniti, dal loro debito pubblico e dai loro titoli di stato in mano agli stranieri. I tassi aumenteranno, il debito andrà fuori controllo. Ma se gli stranieri, a quel punto, cominceranno a vendere titoli di stato americani chi finanzierà il debito pubblico americano?

Gli Stati Uniti non sono la Grecia, non possono andare in default. Però cosa faranno gli operatori in quella situazione? Grandi domande, completamente aperte, che però aprono gli scenari della Fine del Mondo, versione 2.0.

Anche se in questo momento non riesco a vedere chiaramente una via d’uscita, sono convinto che le cose non andranno così. I politici interverranno, gli Stati troveranno una soluzione. E alla fine, come è sempre successo finora, le cose si aggiusteranno. Per questo continuo a comperare Italia e materie prime.

Incrociando però anche le dita…

DULCIS IN FUNDO

Oggi vi segnalo un fondo Plurinma European Absolute Return che ha come obiettivi quello di produrre rendimenti assoluti positivi con bassa volatilità e bassa correlazione con i mercati finanziari. Qualche dato statistico: downside Risk 3,66, Sharpe 0,32%, Sortino 0,32%. Un fondo per coloro che vogliono delegare la gestione dei soldi ad un buon gestore senza avere grandi oscillazioni di prezzo.

 
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Pubblicato da su novembre 16, 2012 in Uncategorized