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Archivio mensile:novembre 2012

Il ritorno del vecchio

Sono molto sorpreso che il professor Monti continui a “garantire” ai mercati che non continuerà il suo mandato dopo le elezioni legislative della primavera prossima. È come se annunciasse al nemico il giorno in cui l’Italia abbasserà la guardia.

Sbagliato, professor Monti!

Cosa succederà dopo le elezioni lo vedremo a tempo debito, ma ai cecchini non diamo nessuna informazione per organizzarsi, altrimenti alle migliaia di operatori già pronti a scommettere sul ribasso del mercato italiano indichiamo già il momento migliore per colpire.

Negli ultimi vent’anni i vecchi politici e i loro governi non si sono dimostrati all’altezza della situazione, e i giovani che sono cresciuti alla loro corte non sembrano veramente migliori. Lo testimonia la gran quantità di scandali che in questo periodo li coinvolgono. Quindi direi che né gli uni né gli altri sono particolarmente affidabili. Come non lo sono certi ultimi arrivati che cavalcano strumentalmente l’onda del malcontento e della protesta.

Per cui, penso che sarebbe opportuno che per qualche tempo il nostro Paese continuasse a essere guidato dai tecnici, magari anche più coraggiosi e “cattivi” di quelli che abbiamo tuttora. Del resto, perché mai dovrebbero tornare in sella proprio quelli che hanno cercato di disarcionare l’Italia? Sarebbe come assumere un pilota di Formula Uno che non ha mai vinto nulla e ha sfasciato le macchine che ha guidato, oppure come affidare la propria vita a un chirurgo noto per essere un ammazzapazienti. O, per rimanere in ambito finanziario, chiamare a gestire un fondo un gestore che negli anni passati ha fatto solo disastri.

I politici potranno tornare a governare dopo che avranno dimostrato che effettivamente qualcosa sta cambiando. Dopo che si saranno tolti i privilegi e avranno drasticamente ridotto le spese, stipendi e numero di parlamentari. Ma certo sarà difficile che questo accada in tempi brevi. Fino ad allora è meglio andare avanti altri quattro anni con un governo tecnico. E non credo che si tratterebbe di una “sospensione” della democrazia. Anzi: a giudicare dal gradimento che ha avuto il professor Monti e dal disgusto che provocano i politici, si potrebbe dire che un nuovo governo di tecnici è proprio quello che il popolo italiano vuole.

Nell’ipotesi (ahimè assai probabile) che torni a comandare il vecchio regime dei partiti, non lamentiamoci perché la borsa riprenderà a scendere, o perché gli operatori più attenti a questa eventualità si arricchiranno alle nostre spalle.

Io poi, ve lo anticipo chiaro e tondo: quando tornerà il vecchio sistema politico, ai miei clienti consiglierò di vendere Italia e per guadagnare di scommettere sul suo ribasso. Solo che, e anche su questo vi offro una previsione piuttosto facile, non sarò il solo a farlo, perché lo faranno anche i grandi investitori.

Dopodiché, potremo ben chiederci, con qualche apprensione, che cosa ci aspetta.

DULCIS IN FUNDO…

Almeno per qualche mese sono convinto che investire sul mercato azionario italiano sia la scelta più interessante e per questo vi segnalo un fondo direzionale che investe sul mercato azionario italiano il fondo si chiama Fidelity Italy e investe principalmente in titoli azionari italiani. Il gestore non si attiene a uno stile prefissato, ma preferisce titoli a piccola e media capitalizzazione. In portafoglio ci sono tra i 30 e i 50 titoli quindi molto concentrato. Il fondo gestisce 230 milioni. Ecco i titoli più importati all’interno del fondo:  Eni  pesa il 6,6%, Intesa San Paolo il 6,4%, Prysmian il 6%, Parmalat il 5%, Snam il 4,9%, Mediobanca Spa il 4,6%, Autorgill il 4,4%, Saipem il 3,8&, Enel il 3,7%, Exor il 3,2%.  In alternativa al fondo si potrebbero avere in portafoglio Mediolanum, Intesa, Unicredito, Generali e Fiat tutti con uguale peso.

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Pubblicato da su novembre 20, 2012 in Uncategorized

 

La fine del mondo (e perché non ci sarà)

Fine-del-mondo-Nostradamus-Maya-e-altro

Nel ’29 il presidente americano Hoover pensava che grande crisi dei mercati si sarebbe risolta senza un’azione del governo. Sbagliava. Infatti ci volle il New Deal di Roosevelt e l’intervento massiccio dello Stato per risolvere la questione.

Immaginiamo di avere anche oggi uno Hoover a capo del governo mondiale e lasciamo fallire la Grecia senza far nulla.

Quel che accadrà immediatamente è che i tassi di interesse sui titoli di stato europei schizzeranno alle stelle insieme allo spread. Questo significherà che, di fatto, non si potrà più finanziare il debito, perché solo l’aumento dei tassi lo farà aumentare vertiginosamente.

A questo punto, l’euro crolla e il dollaro si rivaluta, raggiungendo il valore scambio dello 0,8% o peggio.

Ovviamente, questo significa che, a uno a uno e in tempi brevi, tutti i paesi europei a cominciare da quelli periferici vanno in default perché non riescono a pagare tassi di interesse a due cifre sul debito pubblico, ma anche l’economia americana va a pezzi perché un dollaro così alto le impedisce del tutto di esportare i suoi prodotti. Fine del mondo, versione 1.0.

Ma niente paura. Come scrivevo nell’articolo della volta scorsa, sicuramente l’Europa ha un “Piano B”, nel caso la Grecia fallisca.

Una soluzione potrebbe essere che la BCE finanzi illimitatamente, a tempo indeterminato i paesi virtuosi. Ma la crisi europea sta distraendo il mondo da qualcosa di davvero preoccupante che si sta verificando proprio in quello che, almeno per qualche anno ancora, è il paese più importante al mondo.

Per ridurre il debito in Europa si propongono interventi strutturali che mirano a ridurre lo stato sociale e, più in generale, la spesa pubblica ispirandosi un po’ al vecchio modello americano, quello del liberismo assoluto. Ma ecco che, in controtendenza, Obama sta copiando l’Europa, e aumentare i servizi, l’assistenza sanitaria ecc. Ma questo significa aumentare la spesa pubblica e quindi il debito pubblico. Basti pensare che negli ultimi tre anni, nonostante una crescita molto ridotta, gli USA hanno raddoppiato il loro debito pubblico che, nei prossimi anni, aumenterà ancora.

Questo debito americano è stato finanziato a tassi dell’1,5%  proprio perché gli operatori oggi preferiscono titoli americani più che quelli europei. Ma cosa accadrà se gli Stati Uniti continueranno, con Obama, a veleggiare proprio verso il modello europeo di welfare che noi stiamo rigettando? Cosa faranno i detentori di titoli di stato americano quando qui in Europa avremo risolto i nostri problemi, ma laggiù ci saranno dentro fino al collo? Come si comporteranno le istituzioni americane per risolvere il problema di un debito enorme in costante aumento? Quando avremo risolto i problemi in Europa, (è solo questione di tempo, forse qualche anno) i problemi arriveranno degli Stati Uniti, dal loro debito pubblico e dai loro titoli di stato in mano agli stranieri. I tassi aumenteranno, il debito andrà fuori controllo. Ma se gli stranieri, a quel punto, cominceranno a vendere titoli di stato americani chi finanzierà il debito pubblico americano?

Gli Stati Uniti non sono la Grecia, non possono andare in default. Però cosa faranno gli operatori in quella situazione? Grandi domande, completamente aperte, che però aprono gli scenari della Fine del Mondo, versione 2.0.

Anche se in questo momento non riesco a vedere chiaramente una via d’uscita, sono convinto che le cose non andranno così. I politici interverranno, gli Stati troveranno una soluzione. E alla fine, come è sempre successo finora, le cose si aggiusteranno. Per questo continuo a comperare Italia e materie prime.

Incrociando però anche le dita…

DULCIS IN FUNDO

Oggi vi segnalo un fondo Plurinma European Absolute Return che ha come obiettivi quello di produrre rendimenti assoluti positivi con bassa volatilità e bassa correlazione con i mercati finanziari. Qualche dato statistico: downside Risk 3,66, Sharpe 0,32%, Sortino 0,32%. Un fondo per coloro che vogliono delegare la gestione dei soldi ad un buon gestore senza avere grandi oscillazioni di prezzo.

 
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Pubblicato da su novembre 16, 2012 in Uncategorized